Il collasso della popolazione di vongole Chamelea gallina nelle aree di Chioggia e Venezia rappresenta un grave rischio per la biodiversità secondo la non profit MSC Marine Stewardship Council. Almeno 300 famiglie di pescatori colpite dal fermo pesca.
Una crisi profonda interessa la popolazione di vongole lupino nell’Alto Adriatico. Il collasso dello stock, iniziato nell’agosto 2024, non mostra segnali di ripresa nonostante gli interventi attuati, sollevando forti preoccupazioni per l’equilibrio dell’ecosistema marino e per le comunità che dipendono dalla pesca per il proprio sostentamento, avverte Marine Stewardship Council (MSC), organizzazione non profit che promuove la salute di mari e oceani attraverso un programma per la pesca sostenibile. I monitoraggi condotti nell’ambito della certificazione MSC per la pesca sostenibile consentono di escludere cause legate a pesca eccessiva o a una cattiva gestione. Organizzazioni, settore della pesca e comunità scientifica chiedono un maggiore supporto alla ricerca per chiarire le cause, che appaiono di natura ambientale.
Il collasso della popolazione di vongole
A partire dall’estate 2024, la popolazione di vongole Chamelea gallina nei fondali al largo di Chioggia e Venezia è stata colpita da una moria straordinaria e improvvisa. Le prime segnalazioni dal settore sono state confermate dai monitoraggi in mare.
Le cause del collasso non sono ancora state individuate con certezza, ma le evidenze raccolte indicano fattori di natura ambientale: mucillaggini, fenomeni di ipossia e anossia dei fondali e presenza di inquinanti rendono difficile la sopravvivenza e la riproduzione delle vongole, il cui habitat ideale è caratterizzato da fondali sabbiosi e ben ossigenati. I monitoraggi scientifici precedenti al collasso indicavano una popolazione in buono stato di salute e livelli di prelievo compatibili con una gestione sostenibile della risorsa, consentendo di escludere una pesca eccessiva come causa determinante.
In seguito alla moria, il Consorzio per la Gestione e la Tutela della Pesca dei Molluschi Bivalvi Co.Ge.Vo in collaborazione O.P. Bivalvia Veneto e la Regione Veneto, con il supporto scientifico dell’Istituto di Ricerca Agri.Te.Co, ha avviato interventi per favorire il recupero della popolazione di vongole e delle condizioni ambientali, tra cui ossigenazione dei fondali, rimozione dei gusci e semina di vongole provenienti dal Medio Adriatico. I monitoraggi eseguiti indicano che tali interventi non hanno prodotto una ripresa significativa della popolazione, rafforzando l’ipotesi che le condizioni ambientali non siano al momento compatibili con la sopravvivenza della specie.
“Si tratta di un campanello d’allarme che rivela la sofferenza dell’ecosistema. Il Mare Adriatico è particolarmente esposto a inquinamento e agli effetti della crisi climatica. Il venir meno di una specie filtratrice chiave indica un deterioramento profondo della qualità ambientale e mette a rischio la biodiversità bentonica e l’equilibrio dell’intera rete trofica”. Commenta Matilde Vallerani, responsabile del settore pesca per MSC in Italia. “Il fatto che l’attività di pesca abbia ottenuto la certificazione secondo lo Standard MSC per la pesca sostenibile attesta la gestione sostenibile ed efficace della risorsa. Tuttavia, a causa dell’inquinamento e del cambiamento climatico, le vongole restano a rischio: per questo è fondamentale rafforzare la ricerca, al fine di comprendere e affrontare le cause alla base del fenomeno, tutelando la specie e la sussistenza di centinaia di famiglie”.
Alessandro Vendramini, presidente dell’Istituto di ricerca Agri.Te.Co aggiunge “è necessario attivarsi rapidamente per sostenere la ristrutturazione del comparto della pesca, anche attraverso il ritiro delle imbarcazioni, e il restocking della vongola di mare nei principali areali di pesca del Veneto, e sviluppare nuove forme di pesca sostenibile legata a un’elevata qualità delle produzioni”.
La pesca alle vongole lupino
L’O.P. Bivalvia Veneto, attiva nella pesca delle vongole lupino nelle aree di Chioggia e Venezia, è stata la prima attività di pesca in Italia e nel Mediterraneo a ottenere, nel 2018, la certificazione secondo lo Standard MSC per la pesca sostenibile, che attesta che la pesca operi su una popolazione ittica in buono stato di salute, minimizzi il proprio impatto sull’ambiente e sia gestita in modo efficace e responsabile. Come previsto dal programma, le attività certificate sono sottoposte a verifiche annuali e a un processo di ricertificazione ogni cinque anni, condotto da enti terzi indipendenti.
Nel 2023, l’attività di pesca delle vongole dell’O.P. Bivalvia Veneto ha affrontato un nuovo processo di valutazione indipendente condotto da DNV, che ha confermato la sostenibilità della pesca anche grazie alla collaborazione con Agri.Te.Co.
Nel 2025, a seguito della moria straordinaria e del conseguente stop della pesca, l’attività ha deciso di autosospendere la propria certificazione MSC, in assenza delle condizioni necessarie per garantire una pesca sostenibile. Una scelta prevista dal programma MSC per preservare l’integrità e la credibilità del sistema di certificazione in momenti di crisi, senza penalizzare eccessivamente le attività di pesca che hanno dimostrato impegno e conformità nel lungo periodo. Il collasso ha portato al fermo totale di 106 pescherecci e lasciato oltre 300 famiglie senza reddito da più di 15 mesi.
“Morie occasionali si sono sempre verificate, ma dall’ottobre 2024 le vongole sono praticamente scomparse”, commenta Norge Tiozzo Netti, presidente di O.P. Bivalvia Veneto. “Da allora 106 pescherecci, da cui dipende la sussistenza di oltre 300 famiglie, sono fermi. Si tratta di un vero disastro ambientale, che rischia di avere conseguenze gravissime anche per un settore chiave dell’economia veneta”.
La necessità di investire sulla ricerca
Il collasso della popolazione di Chamelea gallina rappresenta un segnale di allarme per la biodiversità del Nord Adriatico e per la capacità dell’ecosistema marino di mantenere il proprio equilibrio.
In questo contesto, emerge la necessità di rafforzare le attività di ricerca e monitoraggio scientifico per individuare con precisione le cause alla base di questo collasso. Solo una conoscenza approfondita dei fattori in gioco potrà consentire la definizione di interventi mirati ed efficaci.